Le signorine
Dall'archivio: Ritagli d'estate🌄Chiusi il mio libro e le guardai a lungo.
Com'erano belle!
Un vociare leggero riempiva la stradina stretta tra le case, il suono melodioso delle loro risate sommesse andava a fondersi col fruscio leggero del vento, in quel fresco pomeriggio d'estate.
Poggiai il mio libro sul cofano azzurro della Fiat 850 parcheggiata a ridosso del gradino su cui ero seduta e restai a guardarle, erano disposte a semicerchio, su piccole seggiole di paglia, di fronte al grande portone dov'era di casa la più anziana, la signorina Annamaria.
Di alcune vedevo soltanto le spalle, ma bastava a riconoscerle, non solo l'acconciatura, quasi tutte tenevano i capelli legati sulla nuca, ma ognuna a proprio modo, così come anche nel discorrere con le altre. Ognuna a proprio modo.
La più anziana, abilissima in cucina, incoraggiava la signorina Clara, che non si avvicinava nemmeno ai fornelli, ad avventurarsi nella preparazione di un purè di patate, sollevando una discreta ilarità nelle altre, Clara si scherniva dicendo che non le era necessario imparare perché Elvira, che cucinava per la sua famiglia ormai da anni, non le avrebbe mai lasciato preparare nulla.
Sempre silenziosa la signorina Agata, si limitava ad accennare un sorriso, quasi mai alzava gli occhi dal telaio che teneva tra le mani, ricamava iniziali sui fazzoletti di lino. Aveva imparato da bambina ricamando le iniziali di suo padre, ora continuava con quelle del suo nipote più grande.
Mi chiedevo se quel ragazzone tozzo sarebbe stato in grado di apprezzare tanta raffinatezza.
Clelia continuava a lamentarsi di un fastidioso fruscio che avvertiva da un po' nell'orecchio sinistro e quando Ida cominciò a raccontare una delle sua storie appassionanti le teneva gli occhi puntati addosso perché non ne avrebbe voluto perdere una parola, tanto più che oggi Ida aveva una sorpresa per le sue amiche.
Tirò fuori dalla tasca del grembiule una vecchia foto, sullo sfondo Capri e i Faraglioni e nel gruppo era possibile rintracciare tutte loro ancora ragazze.
Quanti ricordi in quell'immagine, una vacanza bellissima che regalo' nuovo vigore alle chiacchiere e altre risate composte.
Nonostante arrivasse poi puntuale un accenno ai tempi andati, un tremor di voce nel nominare i cari non più in vita e la sofferenza di certi momenti di solitudine, mi apparivano come avvolte da un velo impalpabile. Un velo intessuto delle regole rigide con cui erano state educate, di convinzioni incrollabili, di gentilezza, eleganza, di esperienza ma soprattutto di illusioni mai perdute!



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